Visitare i sotterranei della Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti al Colle Oppio è come fare un viaggio nel tempo, tornando indietro di quasi duemila anni, nella Roma Imperiale, quando il cristianesimo non era ancora la religione ufficiale.
La Basilica è infatti costruita sopra a un edificio di epoca romana, risalente al III secolo d.C., che in origine era forse una residenza privata e che successivamente fu adibito a esercizio commerciale o magazzino. Si tratta di un grande ambiente rettangolare, suddiviso in tre navate da sei pilastri. Conosciamo il nome del proprietario: si chiamava Equizio e l’edificio porta il suo nome: Titulus Equitii (nella Roma antica il titulus era una lastra di marmo che si applicava sugli esterni di un edificio e indicava il nome del proprietario). Prima del celebre Editto dell’imperatore Costantino, che nel 313 d.C. rese il cristianesimo religio licita, i cristiani erano sovente vittime di persecuzione religiosa, non avevano veri e propri edifici di culto, e si riunivano nelle domus ecclesiae, ambienti ricavati all’interno di abitazioni private dedicati all’esercizio del culto cristiano. Equizio fece proprio questo; trasformò cioè questo edificio di sua proprietà in una domus ecclesiae, e ancora oggi sono visibili le tracce sia dell’antica domus – tra cui una meravigliosa pavimentazione in mosaico con tessere bianche e nere e un dipinto col caratteristico colore rosso “pompeiano” a forme geometriche, che decorava la casa – sia della successiva riconversione di questo ambiente in un luogo di culto: un altare con un mosaico raffigurante San Silvestro, risalente al VI secolo, un mosaico a parete, alcuni affreschi sulla volta del soffitto, decorazioni raffiguranti palme e una colomba, oltre a lapidi sepolcrali, transenne marmoree, sarcofagi ed elementi architettonici.
Dopo l’emanazione dell’Editto di Costantino, Papa Silvestro I consolidò questo luogo di culto e, nel 509, Papa Simmaco decise di costruire una basilica esattamente al di sopra della precedente, dedicandola ai santi Martino di Tours e a papa Silvestro I. La Basilica giunse al suo aspetto attuale nel XVII secolo ma, quasi a creare un ponte temporale di oltre mille anni, le navate sono divise da 24 colonne provenienti proprio dall’antico luogo di culto. Gli interni attuali rendono San Martino ai Monti un gioiello dell’arte barocca che custodisce, tra l’altro, suggestivi affreschi di Gaspare Dughet che illustrano la campagna romana nel 1600, una meravigliosa cripta realizzata da Filippo Gagliardi e un notevole soffitto ligneo policromo a cassettoni, entrambi risalenti al 1650.