CâĂš un luogo sul Celio che, piĂč di altri, racchiude in sĂ© lâereditĂ millenaria di Roma. Un luogo che dallâesterno appare raccolto e discreto, ma che una volta attraversata la soglia rivela unâarchitettura capace di togliere il fiato: Santo Stefano al Celio, una delle piĂč antiche chiese paleocristiane a pianta circolare. Qui si apre uno spazio che non ha eguali.
La chiesa, dedicata al martire Santo Stefano, si trova immersa nel verde della collina, preceduta da un portico medievale che introduce a un interno monumentale: un vasto spazio circolare sorretto da ventidue colonne marmoree, organizzate in anelli concentrici che evocano la struttura del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Fin dal Medioevo, la sua forma inconsueta alimentĂČ leggende e attribuzioni fantasiose: si pensĂČ che fosse un tempio pagano dedicato al dio Fauno o allâimperatore Claudio. Lâinterno in origine era decorato da mosaici e rivestimenti marmorei. Nel VII secolo vi furono traslate le reliquie dei martiri Primo e Feliciano, per i quali venne realizzata una cappella splendida, scrigno prezioso che conserva mosaici straordinari. La storia dellâedificio conobbe secoli di abbandono e rinascita. Nel XII secolo papa Innocenzo II intervenne con importanti restauri, ma fu nel Quattrocento che la chiesa ritrovĂČ il suo splendore: papa NiccolĂČ V, deciso a riportare Roma al suo antico primato, affidĂČ a Bernardo Rossellino la trasformazione dellâedificio in un gioiello rinascimentale. Da allora Santo Stefano al Celio divenne sede dellâOrdine Paolino Ungherese, fino alla fondazione del Collegio Germanico e Ungherese, che ancor oggi lo custodisce. La visita prosegue con lâopera piĂč impressionante della basilica: il Martirologio, il ciclo pittorico realizzato dal Pomarancio nel 1583. Trentaquattro dipinti che occupano lâintero ambulacro, creando una sequenza visiva travolgente: veri e propri âquadri-teatroâ che raffigurano gli antichi martiri sottoposti a tormenti estremi, in un climax di crudeltĂ che riflette pienamente lo spirito della Controriforma. Goethe, Stendhal, De Sade e molti altri viaggiatori celebri rimasero sconvolti da questa sorta di âenciclopedia dellâorroreâ, che ancora oggi conserva un impatto emotivo potentissimo.
La visita rappresenta un viaggio straordinario attraverso duemila anni di storia: dalle origini paleocristiane ai fasti bizantini, dal Medioevo dei pellegrini allâeleganza rinascimentale, fino alla drammatica teatralitĂ del Martirologio.