Nel cuore di Corso Vittorio Emanuele II, lungo l’antica via papalis, così chiamata perché un tempo attraversata dai cortei pontifici, si cela una delle dimore nobiliari più eleganti e meno conosciute del Rinascimento romano: il suggestivo Palazzo della Valle. Un edificio che, silenzioso e riservato, racconta storie di mecenati illuminati e collezionisti pionieristici che hanno segnato la storia della città.
La sua costruzione inizia nel 1510, per volontà del cardinale Andrea Della Valle, vescovo di Crotone e di Mileto, figura centrale nella Roma del primo Cinquecento, celebre per la sua passione per l’arte e per l’antichità.
Secondo quanto tramanda il Vasari, l’autore del progetto architettonico fu Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto, architetto e scultore, nonché allievo diretto di Raffaello. Il risultato fu una residenza nobile di straordinaria raffinatezza, con una facciata leggermente convessa che segue con eleganza la curvatura della strada, un armonioso cortile cinquecentesco, e interni decorati da soffitti affrescati e ambienti di grande pregio artistico.
Nei primi decenni del Seicento, il palazzo fu ampliato e nel Settecento fu sopraelevato con un piano aggiuntivo.
Dopo vari passaggi di proprietà, il palazzo giunse alla famiglia Del Bufalo, che nel 1941 lo vendette alla Confederazione Fascista dei Commercianti. L’architetto Carlo Forti ne curò il restauro, che riportò decoro al cortile interno, riaprendo arcate e finestre murate nei secoli precedenti.
Dal 1948 è sede di Confagricoltura, ed è raramente aperto al pubblico.
La visita rappresenta dunque un’occasione preziosa per accedere a un luogo riservato, dove l’arte è la vera protagonista.
Il cardinale Andrea Della Valle fu infatti tra i primi collezionisti a esporre e restaurare opere antiche secondo un approccio sistematico e moderno, anticipando di secoli le logiche museali. Come sottolinea Vasari, fu “il primo che mettessi insieme le cose antiche e le facesse restaurare”, non solo un collezionista, ma anche un vero pioniere del restauro. Le statue, i busti e i rilievi riempivano il giardino pensile, divenuto ben presto uno dei più ammirati di Roma.
Oggi, la sua eredità culturale continua a vivere nei dettagli architettonici e decorativi che impreziosiscono ancora oggi gli ambienti interni. Tra questi spicca la Sala dei Serpieri, vastissima e scenografica, con soffitti affrescati, pareti animate da vedute di paesaggi agresti con rovine, figure femminili e guerrieri, alternati a finte finestre che ampliano lo spazio e la suggestione visiva. Al piano nobile si conservano anche altre sale di rappresentanza cinquecentesche, che testimoniano il gusto raffinato e colto del suo illustre committente.
È un incontro con la Roma che non si mostra: tra arte e raffinatezza, nel cuore silenzioso di un palazzo che ha molto da raccontare.
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