La Casina delle Civette: una casa delle fiabe tra arte, natura, storia e mistero

La Casina delle Civette è una delle costruzioni più eclettiche e misteriose di tutta Roma: sembra la casa delle fiabe che ci aspetteremmo di vedere in un film fantasy.

Immersa nel parco di Villa Torlonia, venne edificata per volere del principe Alessandro Torlonia nel 1840 su progetto dell’architetto paesaggista Giuseppe Jappelli. In origine aveva l’aspetto di una rustica baita di montagna, con tanto di stalla e vaccheria ed era chiamato proprio “Capanna svizzera”; rappresentava per il principe un luogo di evasione dalla formale ed ufficiale residenza di famiglia, il Casino Nobile.

Dal 1908 Giovanni Torlonia jr., nipote di Alessandro, affida agli architetti Enrico Gennari prima e Vincenzo Fasolo poi un’importante opera di ampliamento e trasformazione dell’edificio, che diventa una raffinata e stravagante residenza unica nel suo genere, che prende il nome di “Villaggio medievale”, in cui si fondono il gusto neogotico e lo stile liberty; spuntano torrette, logge e porticati, grandi finestre e piccoli abbaini, tetti spioventi con maioliche gialle, verdi e blu, vetrate policrome. Anche gli interni stupiscono per la varietà delle decorazioni e dei materiali utilizzati: dalle boiserie in legno al ferro battuto, dalle stoffe parietali agli stucchi, dai mosaici alle sculture marmoree. Giovanni Torlonia, misantropo e appassionato di esoterismo, riempie la sua visionaria dimora di simboli esoterici e naturalistici, prima fra tutti la civetta, presente in quasi tutti gli ambienti della casa fin dall’uscio di entrata. Scelta dal principe proprio per il suo significato simbolico, la civetta aveva anticamente sia un’accezione positiva (per i greci e romani era la rappresentazione della conoscenza e della saggezza) sia negativa (trattandosi di un predatore notturno, era associata alle tenebre, agli incubi e alla morte, al punto che scorgere un gufo o una civetta durante il giorno era un nefasto presagio). Dal 1916, l’edifico prende per questo il nome di “Casina delle civette”.

Il vero capolavoro della Casina è rappresentato dalle vetrate liberty legate a piombo a tema naturalistico e faunistico che Giovanni Torlonia fece realizzare tra il 1908 e il 1930, in un tripudio di pavoni, cigni, gabbiani, rondini, civette, farfalle, fiori e piante, tralci e grappoli d’uva, stagni e laghetti: un unicum artistico a livello internazionale costituito da ben 72 vetrate prodotte dal celebre laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto, e oltre cento bozzetti preparatori.

La visita guidata conduce alla scoperta di questo luogo magico e si snoda tra i due piani della Casina, attraverso le sale molteplici sale tra cui la Sala da Pranzo, decorata con raffinate boiserie alle parteti, la Camera del Principe, con il soffitto decorato con un volo di pipistrelli dalle nere ali spiegate, la stanza degli ospiti detta Stanza dei Ciclamini per le deliziose decorazioni pavimentali, il Bagno decorato con maioliche policrome, il Salottino delle 24 ore con la volta a cupola dipinta da Giovanni Capranesi nel 1909 e il pavimento decorato da un mosaico ottocentesco policromo; un passaggio coperto in legno collega poi la Casina delle Civette alla Dipendenza, che un tempo era adibita ad abitazioni della servitù e dove si trovavano le stalle, e che oggi ospita la Biblioteca delle Arti Applicate.

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